[Absolute Beginners] La fotografia all’infrarosso

Ora che tutti abbiamo imparato a fotografare come si deve e con cognizione di causa grazie alla precedente serie di tutorials (e ci siamo, o meglio, vi siete anche dimenticati, visto il tempo che è passato dall’ultima lezione di Absolute Beginners), possiamo finalmente permetterci qualche divagazione, o meglio, qualche approfondimento non strettamente legato alle basi della fotografia. Lo so, lo so, mancano ancora le lezioni sulle luci e sull’illuminazione, nonché sullo sviluppo e la stampa (mi cospargo il capo di cenere), ma abbiate fede che prima o poi arriveranno… quando mi daranno il permesso di allestire una camera oscura (e quando avrò tempo di smontare mezzo studio per sparpagliare le luci in giro). Ma questo per il momento non ci importa, quindi veniamo al sodo.

‘Sta benamata fotografia all’infrarosso… insomma… tutte ‘ste fotografie strane coi colori strani e i paesaggi che sembrano pseudo-innevati quando nella realtà non lo sono:

Forse qualcuno di voi si sarà chiesto come si ottengono immagini del genere, perché ci ho provato tanto, anche spippolando col fotosciòp, ma non ci ho mai cavato un ragno dal buco.

Eh signori miei, l’infrarosso (che per comodità, da adesso in poi, chiameremo IR) è un tipo di fotografia particolare che necessita di attrezzatura particolare e adesso andremo a scoprire di cosa si tratta. Prima, però, c’è da fare una piccola premessa.

Sappiamo tutti (o quasi) che la luce che vediamo, o meglio, che ci permette di vedere, in realtà non è bianca, ma è un insieme di vari colori. Avete mai provato a far girare un dischetto coi colori dell’arcobaleno divisi a spicchi tipo torta? Che succede? Succede che i colori si “annullano” e il dischetto, mentre gira, diventa miracolosamente bianco.

E qui si tira in ballo il discorso dello spettro elettromagnetico. Cercherò di essere più concisa possibile, anche perché di fisica non ne so una ceppa, quindi mi vogliano scusare i signori fisici che leggeranno, nel caso dovessi usare termini poco consoni.

Dunque.

La luce, in realtà, è la parte a noi visibile dello spettro elettromagnetico. Sì, perché lo spettro elettromagnetico ha un range di radiazioni mooooolto più ampio (comprende per esempio anche le frequenze radio e i raggi ultravioletti), ma il nostro occhio è un po’ sfigato ed è in grado di leggere soltanto le frequenze dello spettro che vanno dai 400 ai 700 nanometri circa.

Questo schema è bruttino, ok, ma spiega le cose molto chiaramente:

Gli infrarossi (IR), come potete ben vedere, sono giusto un po’ più in là del nostro spettro visibile, quindi il nostro occhio non li può beccare per un pelo. Il nostro occhio no… ma una pellicola sensibile ai raggi infrarossi sì! Parlo di pellicola perché la mia esperienza nella ripresa IR si riduce al campo della fotografia analogica e anche perché le macchine digitali, anche le reflex più fighesuperplus, hanno un filtro che blocca gli IR, quindi teoricamente una macchina digitale non è in grado di realizzare fotografie tipo quella che vi ho postato prima (affermazione da prendere con le pinze: in realtà si può far sì che una digitale sia in grado di scattare fotografie IR, anche se è necessaria una modifica al sensore – dicesi anche: togliere il filtro che impedisce il passaggio degli IR – che però è irreversibile, quindi fatevi passare subito la voglia).

Esistono dunque delle pellicole sensibili a lunghezze d’onda non visibili dall’occhio umano, il che significa che, con una pellicola di questo tipo, andrete a riprendere cose che voi non vedete. Questo non significa che nelle vostre foto IR appariranno degli ectoplasmi fluttuanti o dei raggi di luce divina, questo significa piuttosto che la luce si comporterà in modo diverso e che, quindi, i risultati saranno quanto meno sorprendenti. Ma solo se saprete usare la pellicola IR con le giuste precauzioni.

Trovare pellicole di questo tipo non è facile, ma immagino che nel marasma della rete da qualche parte si potranno anche scovare (a me le avevano regalate e non scatto in IR da qualche anno ormai). Io, siccome vi parlo per esperienza personale, prenderò in considerazione solo ed esclusivamente la Kodak HIE:

che è una pellicola in bianco e nero sensibile all’IR (esistono anche pellicole IR a colori, so che sono diapositive, ma so anche che sono semi-introvabili e che ormai non c’è più nessuno che le sviluppa) e che è anche l’unica di questo tipo che io abbia mai usato in vita mia.

Per cominciare, dovremo montare questa simpatica pellicola sulla nostra reflex completamente al buio. Questo perché è una pellicola decisamente permalosa (o decisamente sensibile, come dir si voglia) e va protetta da qualsiasi anche minima esposizione alla luce, pena la velatura del negativo. Stessa cosa dovremo fare quando andremo a scaricarla dalla macchina: always buio totale.

Bene. Ora che abbiamo messo la nostra Kodak HIE al suo posto, dobbiamo dire alla macchina quanti ISO ha (vi ricordate vero cosa sono gli ISO?). Peccato che sulla scatola non ci siano indicazioni sugli ISO di questa benedetta pellicola. Non chiedetemi perché, ma la Kodak HIE va esposta come se fosse un 400 ISO. A me hanno insegnato così. Quindi, impostate la ghiera degli ISO sul 400.

MA!

Non siamo ancora pronti per scattare. C’è un’altra cosa che si deve sapere. Fondamentale. Per fare in modo che la macchina “colga” le radiazioni IR, le altre radiazioni (ossia quelle da noi visibili) devono essere fermate. Per questo bisogna montare sull’obbiettivo un filtro nero, oppure un filtro rosso R25/29 (che non le ferma proprio tutte… ma quasi):

Che poi, in realtà, il filtro nero non è proprio nero nero, ma rosso molto moooolto scuro, il che procurerà a voi attacchi di alopecia di una certa entità, visto che dal mirino, una volta montato questo filtro sull’obbiettivo, non vedrete più una fava o quasi.

Io ho sempre usato il filtro rosso, un po’ perché già ce l’avevo e non avevo voglia di comprarmi il filtro nero, un po’ perché la visibilità nel mirino è decisamente migliore e gli stop che toglie questo filtro sono un po’ meno di quelli che toglie il filtro nero. Eh sì, perché avere due patacche colorate sull’obbiettivo influisce molto sulla quantità di luce che entra nella macchina, sarebbe come metterle una specie di occhiali da sole (detto in modo moooolto becero, ma è per rendere l’idea senza fare troppi giri di parole).

Quindi, quando voi prenderete l’esposizione prima di scattare, se avrete un filtro rosso sull’obbiettivo, questo vi toglierà circa 3 stop, il che significa che avrete una sottoesposizione di 3 stop (vi ricordate il discorso sugli stop, vero?). Se avrete, invece, un filtro nero, questo vi toglierà ben 5-6 stop, se non addirittura 7.

Motivo per cui è caldamente consigliato scattare con pellicola IR in una giornata particolarmente soleggiata e limpida (anche perché è proprio in queste giornate che c’è una concentrazione di raggi IR maggiore, diciamo così).

Quindi, ora che abbiamo la nostra Kodak HIE montata insieme al filtro rosso o al filtro nero e ci stiamo scarrozzando la nostra vecchia reflex scassona in giro in una bella giornata calda e soleggiata, c’è un’altra cosa importantissima da sapere prima di cominciare a scattare. Ancora? Eh sì, ve l’avevo detto che la pellicola IR è un tipo che va trattato coi guanti.

Gli IR convergono in un punto diverso rispetto ai raggi della luce e questo significa che non si mettono a fuoco dove solitamente mettiamo a fuoco noi. Ossia: mettiamo di inquadrare un albero e di metterlo a fuoco, normalmente, con la ghiera come si fa di solito. Perfetto, abbiamo messo a fuoco quello che vediamo. Se mi avete seguita attentamente, ricorderete che gli IR noi non li vediamo e che quindi non possiamo sapere se quelli sono a fuoco o no. Come si fa a sapere se sono a fuoco o no? Le vecchie ottiche, solitamente, hanno un puntino rosso tra la ghiera del diaframma e quella della messa a fuoco o, se non lì, giù di lì:

Forse, se l’avevate già notato, vi sarete anche già chiesti a cosa servisse quel puntino ed ecco, serve per correggere la messa a fuoco in caso di pellicola IR.

Esempio: il famoso albero di prima, una volta messo a fuoco, dava una distanza di 7 metri sulla ghiera. Adesso, per esser sicuri che vengano ripresi anche i raggi IR, basta spostare la ghiera della messa a fuoco fino al puntino (che, solitamente, si trova appena prima, alla distanza di un terzo fra la messa a fuoco effettiva e la distanza precedente).

Purtroppo, però, esistono anche ottiche senza il famoso puntino rosso (tipo le mie). In quel caso, cosa si fa? Si mette a fuoco a caso? Giammai! Ormai dovreste essere dei guru della fotografia analogica, dopo aver letto e appreso tutte le precedenti lezioni di Absolute Beginners… e anzi, la soluzione è abbastanza logica e dovrebbe venire da sé. Cosa si fa per aumentare la quantità di messa a fuoco? Ovvero, detto con parole più consone, come si fa ad aumentare la profondità di campo e quindi, ad avere più cose a fuoco rispetto al nostro soggetto principale? Ovvio, si chiude il diaframma.

Facendola breve, per essere sicuri di avere a fuoco le cose che vedete e anche gli IR, vi conviene tenere il diaframma ad almeno f/11: in questo modo andrete sul sicuro.

E qui si spiega a maggior ragione il consiglio di scattare in una giornata molto soleggiata: a f/11 e col filtro sull’obbiettivo, per poter esporre a tempi decenti, ci vuole luce a vagonate. In ogni caso vi consiglio anche di portarvi un treppiede (anche se io odio scattare col treppiede), non si sa mai.

Ed eccoci: ora abbiamo tutte le conoscenze necessarie per poter scattare con una pellicola IR nel modo giusto. Adesso resta solo da scegliere i soggetti da fotografare: che succede, alle cose, fotografate attraverso una pellicola IR? Cosa cambia? Ehhh, cambia. Molto.

Esempio: la clorofilla respinge gli IR, quindi tutto ciò che sarà alberoso e foglioso apparirà bianco, quasi fluorescente: ecco perché le foto IR di parchi e piante sembrano paesaggi innevati. Il cielo, invece, verrà potenzialmente scuro, con le nuvole bianche in risalto. E, se fotograferete una persona spariranno le rughe e qualsivoglia altra imperfezione, perché l’IR oltrepassa il primo strato esterno della pelle.

Strano, nevvero?

Vi appiccico qui due fotografie che ritraggono lo stesso soggetto, la prima è un bianco e nero normale mentre l’altra è un bianco e nero IR, così capirete da voi le sostanziali differenze:

Adesso invece vi mostro alcuni dei miei vecchi esperimenti con la Kodak HIE, in cui si vede chiaramente l’effetto che l’IR ha sulla pelle:

Fate conto che la ragazza della prima foto, nella realtà, ha diversi piccoli nei sul viso… mentre con l’IR sembra che abbia una pelle perfetta e omogenea, quasi di porcellana.

Queste fotografie sono state stampate da me su carta politenata multigrade (e relativi filtri di contrasto… non ricordo quali però, ma saranno stati sicuramente dal 3,5 al 5) e anche la pellicola l’avevo sviluppata io, durante il seminario di fotografia IR all’accademia di belle arti (ecco dove ho appreso tutte queste belle cosucce interessantissime), con un Kodak HC110 (quello maledetto, che la la diluizione 1/31).

Le pellicole IR sono piuttosto delicate e si raccomanda sempre lo sviluppo self-made, che andrebbe fatto con la dovuta cura e attenzione. Nel caso non si possa disporre di una camera oscura, la Kodak HIE si può far sviluppare in un qualsiasi laboratorio come un comune rullo in bianco e nero. Poi, ovviamente, stampando da sé si possono gestire tutti quei parametri che permettono di migliorare la foto, tipo i filtri di contrasto che, solitamente, nei laboratori non usano. Però insomma, piuttosto di niente, meglio piuttosto (direbbe mio nonno).

E questo è quanto. Se dovesse esserci qualcosa di poco chiaro, chiedetemi pure ;)

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6 Responses to [Absolute Beginners] La fotografia all’infrarosso

  1. maria says:

    Finalmente mi è tutto chiaro!!!!
    Grazie davvero.
    Mary.

  2. simo says:

    io ho montato sulla D50 un filtro da 1000nm nero ma le foto a luce piena sono perfettamente a colori naturali (sembra di non avere nessun filtro), se scatto all ombra la foto è molto scura ma pur sempre a colori…cosa sbaglio? è importante, mi serve per un lavoro di tesi!!heeelp!!

    • La D50 è una reflex digitale. Ora considera che tutte le reflex, salvo rare eccezioni, hanno una coppia di filtri fissi, montati all’interno del corpo macchina, a protezione del sensore. Questi due filtri sono il filtro Passa Bassa e il filtro infrarosso (accidenti!). Dunque, posto che alcune macchine professionali sono prive del filtro Passa Bassa (ad esempio la Nikon D810), tutte hanno comunque il filtro Infrarosso. E per scattare in infrarosso con una digitale, la macchina va privata di entrambi i filtri. Quindi non riuscirai mai a scattare in infrarosso con una digitale a meno che non “dedichi” la macchina esclusivamente alla fotografia IR. Per farlo devi togliere o far togliere a un tecnico, i due filtri posti davanti al sensore. Tieni conto infine di due cose: primo, una volta tolti i filtri, la macchina scatterá solo in IR; secondo, il processo è reversibile (puoi far rimontare i filtri) ma è materialmente ed economicamente complicato.

  3. Articolo esaustivo, bello e divertente. Mi permetto solo di ricordare che la Ilford produce una pellicola per IR (la Ilford SFX 200), che oltre ad essere facilmente reperibile su internet o presso negozi specializzati, ha una Sensibilità indicata di 200 Iso (che è per esperienza da sovraesporre un pochetto)

  4. Fabrizio says:

    Mi permetto di aggiungere che per le digitali NON va bene il filtro rosso o rosso scuro, ci vuole un apposito filtro che fa passare solo gli IR. In rete si trovano attorno i 30 euro. Conviene prendere un filtro che tagli la banda a 720 (è il più utilizzato)

    Il problema, come evidenziato è il filtro che è montato nella macchina fotografica, quindi tocca contentarsi dei pochi IR che passano.
    Pertanto è obbligatorio cavalletto robusto e scatto flessibile su posa B.
    Non ci sono tempistiche sulla durata della posa, ma solitamente si parla di minuti, poi ovviamente la pratica farà capire quale sia il tempo di posa migliore.
    Anche per la digitale vale di il discorso della messa a fuoco fatta prima di aggiungere il filtro…..perchè nel mirino non si vedrà NULLA.
    Molti consigliano di scattare in RAW e poi ritoccare i livelli……. ci sono vari programmi, anche gratuiti in rete che offrono questa funzione.
    Fonti dalla rete e sto iniziando a pasticciare con gli IR.

  5. Marco says:

    Molto ben fatto, mia personale esperienza: ho due nikon , una d90 s cui talvolta monto il filtro esterno ( un Hoya 72) per fotografare a colori ed una d70 modificata con filtro interno a 850 nm con cui fotografo a mano libera in bn.
    Eh beh, tantissima differenza.
    Con la d90 e’ d’ obbligo il treppiede, giornata di sole pieno e tanta pazienza: io scatto a f8, focheggiando prima di montare l’obiettivo, ma con tempi relativamente lunghi…si parla di 5/10 sec.
    Urge naturalmente il cavalletto , comando a distanza o autoscatto e consiglio un bkt di 1 stop in tre riprese di scatto.
    Naturalmente si scatta in raw o nef proprio per modificare la foto che altrimenti sarebbe in dominante rossa.

    Poi si passa alla postproduzione in camera raw con pp.
    Bilanciamento del bianco e poi si apre il miscelatore canali , si invertono i parametri tra rosso e blu , ritocco di contrasto ….et voila’ la nostra foto con la clorofilla bianca ed il nostro cielo blu.

    Con la d70 modificata , inquadro , compongo,scatto, con tempi normalissimi.
    Espongo a forcella per scegliere la migliore delle tre foto.
    Uso come parametro del bianco una foto già scattata in camera, o se me ne dimentico con bilancio il bianco in camera raw. Scatto sempre , anche qua, in raw proprio per la postproduzione.
    Ritocco al contrasto , se serve , ed ecco la mia meravigliosa foto in B/n con grigi e neri drammatici.
    Per iniziare, consiglio, un filtro davanti all’ottica che con poche decine di euro si acquista.
    Sperimentate, poi se vi appassionerete….una secondo corpo dedicato all’ir.
    Buona luce!!!!

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