Suchen Eine Lösung – del trasporre la musica in fotografia

art photography

Chi mi conosce bene e/o chi mi segue dall’alba dei tempi probabilmente già sa che – oltre alla fotografia – una delle mie più grandi passioni è la musica.

Ascolto musica da quando sono nata (anzi, mi sa pure da prima), suono uno strumento da quando ho avuto la giusta dose di coscienza per poterlo fare e, di conseguenza, praticamente il 99,9% delle mie vecchie ricerche sull’autoscatto sono state in qualche modo ispirate dalla musica.

Nel corso degli anni ho avuto modo di suonare e collaborare nel campo musicale con diverse persone e in diverse realtà, ma il progetto che ho sempre avuto più a cuore – non volendone agli altri, eh – sono i Son of Noise.

I Son of Noise non erano solo un semplice gruppo musicale, erano un progetto molto più esteso, una specie di calderone in cui musica, fotografia, grafica, video si fondevano dando il via ad una ricerca continua.

Era il 2005 quando pubblicammo la nostra prima produzione musicale, “Suchen Eine Lösung” (lo so che c’è un errore grammaticale nel titolo, ma abbiate pazienza, eravamo dei pischelli molto in fissa con gli Einstürzende Neubauten e poco ferrati sul tedesco), nata con l’intento di coniugare l’atonalità alla musica pop: i cinque pezzi che lo compongono sono infatti dotati di uno “scheletro” di matrice atonale, sul quale però si sviluppa l’armonia della canzone composta secondo gli schemi tipici del rock.

Roba facile facile, eh? Che volete farci, eravamo giovani e forse anche un pochino troppo pretenziosi.

Fatto sta che, nel pieno del mio turbinio di creatività fotografica, al tempo ho realizzato in parallelo una serie fotografica intitolata proprio come il disco, “Suchen Eine Lösung”, di cui – in realtà – non ho mai spiegato granché. Sicché, dopo la bellezza di quasi dieci anni, ho pensato – perché no? – facciamoci un post una volta per tutte.

Per capire meglio il significato delle fotografie, è ovvio che si debba parlare anche della musica. Risparmiando blablabla infiniti, si può riassumere il concetto-chiave del progetto “Suchen Eine Lösung” ne “la ricerca della bellezza in ogni angolo del mondo. La bellezza pura, priva dell’intento di essere tale”.

Accanto dunque a questo tipo di ricerca applicato oltre che alla musica, ai testi, alla grafica e ai video che accompagnano alcuni brani del disco, non poteva certamente mancare la parte riguardante la fotografia. Attenendomi alle cosiddette regole caratterizzanti di “Suchen Eine Lösung” ho interpretato i cinque brani che lo compongono, creando una serie di quindici scatti.

Per comprendere maggiormente le immagini, ritengo sia necessario affiancare a una spiegazione dei testi anche l’ascolto dei brani che potrete trovare su questo sito. Di sicuro, in questo modo, potrete cogliere il lavoro nella sua totalità.

Cominciamo.

1) Rein

Il desiderio di tornare ad apprezzare la bellezza come essenza pura (“Rein”significa, per l’appunto, “puro” in tedesco) chiaramente espresso nel testo, viene qui tradotto visivamente nelle immagini, seguendo la progressione delle parole.

I want so much to take you back but I can’t / (I’m so tired and I want to forget) 

 

I used to feel something pure
Like the beauty of the small things / (Without a meaning, without an intention) 

 

I start to recognize my nausee 

 

Non è un caso che le immagini associate a Rein siano tre: anche la canzone, infatti, è strutturalmente divisa in tre parti.

C’è una prima parte in cui si presenta un elemento atonale (la frase suonata dalla chitarra) ripetuto ossessivamente per facilitare la ricerca delle “note perno” (tendenza del pensiero umano sulla quale, tra l’altro, si fonda il sistema tonale) e la prima fotografia, in egual modo, vuole creare una sorta di “ambiente” iniziale al quale l’osservatore si deve abituare.

Nella seconda parte della canzone, invece, si presenta una rottura dello schema quasi delirante, che pare voglia distruggere la routine instaurata precedentemente. Allo stesso modo, nella foto compare un “elemento di disturbo”: la mano e la tempera bianca che ne imbratta i polpastrelli, sta infatti arrivando a “interrompere” l’ambiente creato in precedenza.

Successivamente, nella terza e ultima parte della canzone, si ha un ritorno alla ripetizione del tema iniziale, stavolta però con l’inserimento di una sua piccola variazione: infatti al posto delle gocce d’acqua abbondantemente presenti nel primo scatto qui si va a sostituire lo strisciare della tempera sul vetro, nel quale poi si va ad identificare il cosiddetto “riconoscimento della nausea” (che, concettualmente, è la stessa nausea di cui parla Sartre nel suo omonimo libro) in parallelo al mio volto che, in quest’ultima immagine, appare decisamente più nitido che nelle precedenti.

Il desiderio inizialmente espresso, di voler tornare ad apprezzare la purezza della bellezza, al momento non viene così soddisfatto in quanto impedito da elementi che, a questo punto del disco, ancora risultano ignoti.

 

2) Renounce

Come espresso dal titolo, in questo brano ancora non vi è la risposta alla domanda posta da Rein. L’ossessivo ripetersi dei cori che, per l’appunto, intonano “Renounce, renounce” spostano il desiderio precedente verso la rassegnazione.

L’immagine stessa, che accompagna la canzone, vuole incarnare l’ideale della rinuncia attraverso la benda che copre gli occhi e che toglie, quindi, la possibilità di rincorrere la bellezza; medesimo significato assume la bocca ora contaminata, sporca di quel nero che deriva dall’impossibilità di raggiungere la purezza tanto anelata.

Nel complesso arriva così ad instaurarsi una sorta di clima di “condanna”, di certo enfatizzato dall’accompagnamento dei cori che ricordano molto quelli del “Lux Aeterna” di György Ligeti, uno dei più importanti compositori di musica atonale ed elettronica del XX secolo.

 

3) Perseverance

Come suggerisce il titolo stesso della canzone, è necessario insistere nella ricerca e non arrendersi, se si vuole trovare veramente la bellezza.

Il pezzo, strumentale, ha una sonorità apparentemente più “standard” rispetto ai brani precendenti, a causa della nota struttura “strofa-ritornello” e delle ritmiche accattivanti. Tuttavia la componente atonale è ancora presente anche se si lascia appunto intuire che sta per “accadere qualcosa”, evento reso attraverso l’introduzione di una melodia quasi orecchiabile, rispetto alla durezza dei due pezzi precedenti.

L’immagine plasmata sulle note di “Perseverance” rappresenta una sorta di evoluzione dello scatto precedente: il taglio fotografico, in effetti, è molto simile. Molto importante però è l’introduzione del colore, nonostante il resto dell’immagine sia ancora prevalentemente monocromatica: il rosso delle labbra rappresenta infatti la “novità” che comincia a rendere il tutto meno ostico, l’indizio “dell’avvenimento prossimo” sopracitato che verrà poi finalmente raggiunto, aiutato dalla perseveranza. Il nero che infettava la bocca nello scatto precedente qui scompare: si sposta verso gli occhi e tenta di liberarsi sotto forma di “lacrime” simboliche. Il forte pallore del corpo è lui stesso una parvenza di quella purificazione tanto desiderata che però, in un certo senso, qui è ancora ostacolata.

 

4) Suona per me ancora

Jetzt bin ich rein
Ich suche eine lösung, komm mit mir
Jetzt sind wir neu, spiel noch für mich

(Ora sono puro
Cerco una soluzione, vieni con me
Ora siamo nuovi, suona per me ancora)

L’intuizione già precedentemente riportata in “Perseverance” della presenza di un certo cambiamento qui si fa decisamente palese: così come nella canzone si ha un completo cambio della lingua (dall’inglese al tedesco), nelle immagini si passa all’uso del colore. Anche le lacrime di filo nero della precedente immagine si colorano e diventano così una sorta di “ultimo ostacolo” per il raggiungumento degli obiettivi stabiliti.

La ricerca della soluzione in cui si parla nel testo è infatti una proposta di raggiungere una maggior consapevolezza della propria natura e delle proprie azioni che viene ad identificarsi chiaramente nell’ultimo scatto della serie: se nei primi tre scatti ho un rapporto praticamente passivo nei confronti di questa “ragnatela immaginaria” che creo con il filo rosso (non la tocco mai, ma la sfioro soltanto, trattandola quasi come se fosse formata da ipotetiche corde di un’arpa), nella quarta immagine ho una decisa presa di posizione nei confronti essa: finalmente, infatti, la afferro con l’intento di lacerarla per cercare di raggiungere la libertà, la cosiddetta “soluzione”. Le gocce sono un altro riferimento alla purezza ormai quasi del tutto raggiunta, tema tra l’altro ripreso dall’ambiente caratterizzante delle immagini correlate a “Rein”.

 

5) Suchen Eine Lösung

Know everything, then forget/quali sono i motivi?
Dissonante non significa atonale

Ich suche eine loesung, komm mit mir

Believe in beauty, simply trust in life

Please, I need to know
Suona per me ancora

Ich suche eine loesung, komm mit mir 

Il testo di questo brano, come si può notare, riassume tutti i precedenti e si può considerare la chiave di lettura del significato dell’intero disco; non a caso il titolo, tradotto in italiano, significa “Cercare una soluzione”). Al suo interno infatti si trovano tutte le lingue utilizzate e, a livello melodico e timbrico, racchiude praticamente tutti gli eventi sonori presenti nell’intera opera. Qui, effettivamente, la cosiddetta “soluzione” viene finalmente rivelata: musicalmente attraverso l’introduzione della tonalità nel ritornello, visivamente attraverso il percorso compiuto nella serie di tre immagini che accompagnano il brano.

Le prime due presentano ancora una sorta di “gabbia” che stavolta, più che rappresentare un “muro”, riassume le difficoltà trovate lungo l’intero cammino; la prima immagine, specialmente, vuole tradurre l’inizio della canzone dove il testo recita per l’appunto “know everything, then forget” – conosci tutto, quinidi dimenticalo – il groviglio di pensieri qui identificato nel filo di ferro, infatti, va sfuocandosi e dissolvendosi verso il basso.

Nella seconda immagine, infatti, si può notare che il groviglio è sceso più in basso e il labbro per metà trattenuto dai denti vuole essere una sorta di disturbo che compromette l’equilibrio dell’immagine (praticamente è la rappresentazione del “dissonante non significa atonale” citato nel testo).

La terza e ultima immagine invece rappresenta, in concomitanza al ritornello della canzone, la conclusione dell’opera: il groviglio di ferro praticamente sparisce e la “ragnatela rossa” della serie precedente ritorna, ma appallottolata fra le mani.

Il percorso che ha avuto inizio nella prima traccia per la ricerca della soluzione si è finalmente concluso col raggiungimento della purezza, ottenuto rinunciando sì al passato, ma tenendone comunque conto.

La sperimentazione di “Suchen Eine Lösung!, sebbene appaia decisamente disorientante ad un primo ascolto, viene successivamente accettata dalla mente che la riconosce come inseme: questo è certamente un buon segno, significa che l’intento dei Son of Noise di divulgare l’atonalità sotto un aspetto più familiare è, in un certo senso, riuscito. O almeno, così ci è sembrato. L’accostamento della fotografia alla musica ne facilita certamente la comprensione, secondo me.

Voi che ne dite? Siete riusciti ad arrivare fino a qui senza addormentarvi? <3

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