A spasso per l’Islanda

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Oggi voglio parlarvi del mio viaggio in Islanda. Molti di voi – ossia quelli che ho amici su Facebook – probabilmente si staranno già conficcando le forbici nei polsi, visto che è da quando son tornata dal viaggio (ossia giugno dell’anno scorso) che la sto menando con ‘sta benedetta Islanda… ma che ci posso fare? Non è facile rimanere immuni dal fascino di un posto così unico al mondo… e, infatti, io ne sono rimasta praticamente traumatizzata. In senso buono, chiaro. Fatto sta che non c’è giorno in cui io non ripensi alle meraviglie che ho visto lassù. Quindi voglio mostrare questo mio reportage di viaggio anche sul blog, visto che non l’avevo ancora fatto: si sa mai che a qualcuno venga voglia di cambiare programma per le vacanze estive, annullare l’aereo per Sharm e partire per queste incredibili lande. Secondo me, ne varrebbe la pena.

Io e consorte siamo partiti a giugno dell’anno scorso, abbiamo noleggiato una macchina (una sfigatissima Yaris che abbiamo maltrattato come non mai, infilandoci in strade sterratissime, arrampicandoci su passi ripidissimi e impantanandoci nella cenere vulcanica) e ci siamo fatti il giro dell’isola (più o meno, esclusi i fiordi occidentali), in dieci giorni.

Effettivamente è stato un viaggio vagamente delirante, dal momento che la media giornaliera di chilometri da percorrere si aggirava attorno ai 300. Aggiungiamoci poi il fatto che il concetto di “strada” che c’è in Islanda è molto diverso da quello che abbiamo qui: fondamentalmente là c’è una strada sola, la Hringvegur, che fa il giro dell’isola seguendo la costa (e che non è propriamente un’autostrada o una tangenziale o robe del genere), dopodiché ci sono varie piste (che all’80% dei casi sono strade sterrate) che partono dalla Hringvegur e proseguono verso l’entroterra. Quindi eravamo sempre in movimento, avevamo un itinerario abbastanza preciso da seguire, con le varie tappe in cui pernottare (in Islanda scordatevi di dormire in un hotel. Fatta eccezione per Reykjavik – che è la capitale – in giro si possono trovare solo delle fattorie o guesthouse, che fondamentalmente sono casupole della gente del posto, con delle stanze messe a disposizione per i turisti di passaggio) e i vari luoghi da visitare.

In poche parole, siamo partiti da Reykjavik e abbiamo proseguito verso nord, per poi fare il giro dell’isola (in senso orario) e ritornare nella capitale, da dove eravamo partiti.

Le foto che troverete qui sotto (e che sono una piccola selezione delle settordicimila che ho scattato durante tutto il viaggio) sono sistemate in ordine cronologico e, per la maggior parte, scattate dal finestrino della povera Yaris.

Qui eravamo sulla Hringvegur e ci stavamo allontanando da Reykavik, proseguendo verso nord:

 

Borgarnes:

 

Questa panchina era lì, nel nulla assoluto (o meglio, nel letto di un fiume semi-prosciugato). Non c’era nemmeno una strada per arrivarci, tant’è che io e consorte siam dovuti rotolare giù a piedi per una scarpata, per poterci arrivare…

…e questo era quello che vedevo, seduta su quella panchina:

 

Sempre lungo la Hringvegur…

 

Questa è Hvitserkur, una roccia gigantesca che spunta dal mare e che abbiamo raggiunto attraversando la penisola di Vatsnes lungo una strada moooolto sterrata:

Questo era quello che vedevo ruotando di 90° verso sinistra, rispetto alla Hvitserkur:

E questo era quello che c’era sulla destra, un po’ più in là (la NEBBIA).

 

Alcuni scatti, sempre dalla Hringvegur, del viaggio verso il nord:

 

Persone temerarie a Godafoss:

 

La terra era veramente di questo colore, sembra incredibile, ma di Photoshop qui non c’è manco l’ombra:

 

Questo è forse il posto che più mi ha colpita: si chiama Námafjall ed è un’area geotermale che si trova sulle pendici di un vulcano. Quella specie di laghetti che vedete qui sotto, in realtà, sono delle pozze di acido solforico bollente (quindi meglio non andare a farci il bagno) e quello attorno è un fango maledetto che ti crea delle zeppe ad altezza dizionario sotto alle scarpe. I fumi lì attorno puzzano ovviamente di uova marce e le folate incredibili di vento cercano di portarti via, ma i colori e l’atmosfera surreale fanno dimenticare tutto ciò: non sembra vero che possa esistere un posto simile sulla Terra…

 

Canyon di Jökulsárgljúfur:

 

Dettifoss, la cascata più grande d’Europa (i puntini che vedete sulla roccia a destra sono due persone… giusto per rendere l’idea delle proporzioni):

 

Mjoifjordur visto dal passo (questa foto sembra finta, ma vi giuro che non lo è) e le pecore che vi si aggiravano indisturbate:

 

Lingua di ghiacciaio:

 

Questo è un altro posto incredibile, laguna glaciale di Jökulsárlón.
A causa del surriscaldamento del pianeta, dagli anni ’70 hanno cominciato a staccarsi dei pezzi di ghiaccio dal ghiacciaio del Breiðamerkurjökull, che poi restano a galleggiare nella laguna come iceberg per anni, fino a che la corrente non li spinge verso il mare:

I colori sono quelli reali: il nero è cenere vulcanica piovuta durante le ultime eruzioni, mentre le tonalità di azzurro dipendono dalla quantità di ossigeno intrappolata nel ghiaccio. E quel puntino tra gli iceberg è una foca 😀

 

La spiaggia di Jökulsárlón, dove gli iceberg arrivano finalmente nel mare:

Questo è quello che vedevo ruotando di 180°. Non sembra di essere sulla luna?

 

Altra foto che sembra finta, ma non lo è:

 

Svartifoss, la cascata nera:

 

Lasciandosi la Svartifoss alle spalle…

 

Deserto di lava… assurdo:

 

Arcobaleno a Vík í Mýrdal:

 

Skogarfoss:

 

Sulla Hringvegur:

 

Kerið, un cratere che si è trasformato in un lago:

 

Lo Strokkur, un geyser che erutta ogni 10-15 minuti con un getto d’acqua che raggiunge i 3o-35 metri. Il vero Geysir, quello “originale”, si trova poco più in là; un tempo raggiungeva altezze di 80 metri coi suoi getti d’acqua, ma grazie ai sassi gettati nel suo cratere dai turisti che l’hanno semi-tappato ora erutta raramente, solo dopo i terremoti.

 

Sempre sulla Hringvegur. Erano le 22:30. A giugno, in Islanda, il sole non tramonta praticamente mai!

 

Gullfoss, la cascata d’oro:

 

Þingvallavatn, il lago più grande d’Islanda:

 

Parco nazionale di Þingvellir, quella a sinistra è la tettonica nord-americana e quella a destra l’europea (e quella in mezzo una bella crepa che si allarga di 2 mm all’anno). Quindi, per assurdo, se mi metto sulla sinistra, sono in America. E se mi metto a destra, invece, sono in Europa 😀

 

Per concludere, una delle millemila foto che ho scattato alle Pulcinella di Mare <3

 

Insomma, penso che la bellezza immensa e le incredibili diversità dell’Islanda traspaiano un pochino da queste foto, anche se – secondo me – sono davvero bruttine rispetto alla realtà, o meglio, non rendono per niente l’idea di cosa sia veramente l’Islanda: percorrere chilometri e chilometri senza incrociare anima viva, accostare con la macchina, scendere e sentire solo ed esclusivamente il rumore del vento. Purtroppo, con una foto, questo non si può spiegare.

Nel caso qualcuno di voi fosse interessato ad avere più informazioni sul viaggio contattatemi pure, sarò ben felice di darvi qualche dritta.

Colgo anche l’occasione per ricordarvi che, se le foto vi sono piaciute tanto tanto, c’è la possibilità di acquistare un libro fotografico che le raccoglie (in realtà ne raccoglie molte di più!) e lo potete fare nella sezione Libri.

<3

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